Caro El Khouma Babacar

A volersela dire tutta, la tua, caro El Khouma Babacar, sembra la…novella dello stento che dura tanto tempo e non finisce mai…

Ovvero, una storiella che si avvolge su se stessa e non trova lo sbocco decisivo. Proprio come la carriera di Babacar, Billye per gli amici, che passerà alla storia della Fiorentina come l’eterno incompiuto in maglia viola! A meno che…

A meno che il gol, sia pure su rigore, sia pure concesso da una macchina e non da un umano, sia pure all’ultimo tuffo quando ormai anche le speranze avevano lasciato le tribune dell’Olimpico,     serva non solo a rimpinguare di un punticino la misera classifica della Fiorentina, ma soprattutto a svegliare dal suo torpore, una volta per tutte, il n.30 viola!

Se così fosse, ovvero se il Baba trovasse una certa continuità d’impiego ma anche di gol nelle prossime settimane, il Duomo di Firenze probabilmente scioglierebbe le campane a Festa, come il dì di Pasqua, tanta è l’attesa!

Quest’anno, nonostante la sua aria apparentemente indolente, anche lui deve essersi ripromesso di dare uno scossone alla sua carriera, visto che ad inizio stagione ha voluto cambiare il nome sulla sua maglia: dal tradizionale “Babacar” all’innovativo “El Khouma”. Un modo per chiudere con un passato non troppo soddisfacente e ripartire d’accapo, con una storia nuova, sperando di dare finalmente una svolta decisiva al suo percorso.

Certo, l’inizio di stagione non è stato facilissimo: fin qui, in 14 giornate, Pioli non lo ha mai impiegato dal primo minuto, ma in 11 occasioni è entrato a partita in corso.

E ha trovato il modo di mettere a segno due gol, entrambi su rigore, contro Torino e Lazio. Ma se contro i granata si trattava del gol del 3-0, quindi ininfluente, quello di domenica sul campo della Lazio ha rappresentato molto di più, sia per la squadra che te, caro El Khouma, e l’esultanza scomposta e inusuale con cui l’hai festeggiato, dimostra quanto sia stato importante.

Certo, ne è passata di acqua sotto i ponti dell’Arno da quel 27 febbraio del 2010 quando, a meno di un mese dal tuo diciassettesimo compleanno, scendesti per la prima volta sul terreno del Franchi con la prima squadra, dopo sette anni di settore giovanile… E francamente, chi era presente quel giorno (e io c’ero…), ebbe l’impressione di assistere al debutto di un talento molto molto promettente, un giocatore, come disse poco dopo Cesare Prandelli “dalle possibilità illimitate”.

Son passati quasi 8 anni da quel giorno, tu, caro Baba hai fatto esperienze in giro per l’Italia e anche in Spagna, ma non si può proprio dire che la tua carriera sia sbocciata in pieno e tu abbia mantenuto le grandi aspettative che c’erano su di te.

Considerando però che hai ancora appena 24 anni e mezzo, non sarebbe troppo tardi per fare quel salto di qualità che tutti ci aspettiamo. Sperare non costa niente, almeno quello…, tu che ne dici? Te la senti di provarci? Firenze ti ha aspettato e ti aspetta come un figlio, ma la pazienza, prima o poi, finisce…

 

Con affetto, Sonia Nuzzi