Caro Pantaleo Corvino…

In tempi di mercato, sia pure di… riparazione, il pensiero e queste poche righe, non possono che andare a chi il mercato lo vive, lo anima, lo interpreta da protagonista, ovvero il direttore sportivo, che nel caso specifico della Fiorentina risponde al nome di Pantaleo Corvino.

Il nome di Corvino è ormai legato da tempo alla Fiorentina e probabilmente lo resterà per sempre, perché quella con la Viola sarà sicuramente  l’esperienza lavorativa più lunga per l’uomo di Vernole. Dal 2005 al 2012 la prima parte e dal maggio 2016 è tuttora in corso la seconda.

Una permanenza insolita per il frenetico mondo del calcio, anche se si tratta di direttori sportivi e non di allenatori, ma proficua e positiva nel caso di Corvino, soprattutto se ci si limita alla prima fase. Negli primi sette anni di Firenze, con la squadra da lui costruita, raggiunse per tre volte il quarto posto, una semifinale di Coppa Uefa, una semifinale di Coppa Italia e un ottavo di finale di Champions League. Tra gli acquisti realizzati in quegli anni si segnalano quelli di Frey, Gamberini, Montolivo, Toni, Mutu, Gilardino, Melo, Vargas, Jovetić, Cerci, Vieri, D’Agostino, Marchionni e Behrami, oltre a molti altri giovani promettenti del panorama europeo come Bernardeschi, Kuzmanović, Osvaldo, Ljajic e Nastasić.

Una sequenza di nomi da far girare la testa (soprattutto se riletta in periodi, come quelli attuali, decisamente di basso profilo), che ha contribuito a far lievitare le quotazioni del diesse pugliese: metodi “vecchio stampo” e forma, a volte, discutibile, per lui, ma efficace nel raggiungere il risultato e in grado di mettere a disposizione del mister di  turno il meglio possibile, quanto a “capitale umano”.

Questo, dicevo, nella prima parte della sua permanenza fiorentina, perché nella seconda, quella iniziata nel maggio del 2016 previa rescissione anticipata del suo contratto col Bologna e accolta come “la fine di tutti i mali” o, meglio ancora, come “il ritorno del figliol prodigo”, non è stata, almeno per ora, all’altezza delle aspettative. Che nel caso di Corvino erano alte, per ovvi motivi, e proprio per questo ora i suoi risultati appaiono sottotono.

In queste ultime sessioni di mercato, infatti, non sono arrivati a Firenze fior di campioni né sicure promesse, piuttosto una serie infinita di perfetti (quasi) sconosciuti, che in molti casi sono rimasti tali o comunque non finiranno nei libri dei ricordi dei tifosi.

Certo, le risorse a sua disposizione saranno certamente ridotte rispetto al suo primo “periodo viola”, ma le capacità di un diesse si mettono alla prova proprio in queste situazioni.

Corvino invece, dal suo ritorno, non ha ancora messo il sigillo su acquisti determinanti e, se anche la Fiorentina del 2018, rifondata e ricostruita proprio dal “Corvo” l’estate scorsa, potrebbe cominciare a carburare come tutti ci auguriamo, l’impressione è che sarà più per un innegabile spirito di gruppo che per le prodezze dei singoli.

Insomma, il sospetto che le intuizioni di Corvino in sede di mercato siano ormai quasi in via d’estinzione, c’è ed è ben presente. Speriamo di essere smentiti da qualche arrivo importante, da qui a fine mese!

 

Con affetto, Sonia Nuzzi