Caro Paulo Sousa…addio!

Caro Paulo Sousa,

siamo veramente ai titoli di coda nella tua avventura alla guida della Fiorentina!

Arrivato a Firenze in punta di piedi e contornato da un certo scetticismo per i tuoi trascorsi bianconeri, i tuoi primi quattro mesi sulla panchina della Fiorentina sono stati certamente i migliori. Del resto tu la Serie A la conoscevi già piuttosto bene per il passato da giocatore con le maglie di Juventus, Inter e Parma, e sei stato quello che, dopo quasi diciassette anni, sei riuscito a riportare il colore  viola in testa alla classifica del campionato! 

Dopo un girone d’andata da incorniciare, il tuo rapporto con la società si è però incrinato nel gennaio 2016, quando la dirigenza non è riuscita ad accontentarti in sede di mercato, visto che il tuo desiderio di rinforzare la rosa con un difensore centrale non è stato esaudito!

Permaloso? Mah…di certo niente è stato più come prima!

Da quel momento in poi il tuo rapporto con la famiglia Della Valle non è più stato lo stesso e in molti si aspettavano il divorzio a fine stagione. Ma il divorzio non è arrivato e il rapporto è proseguito un po’ sforzato, senza più l’entusiasmo né gli slanci affettuosi dei primi mesi.

Era bello, caro Paulo, quando ti soffermavi a farti foto e selfie coi tifosi a bordo campo prima delle partite, o quando parlavi con ammirazione mista ad amore di Firenze, della sua arte e della sua gente, persino quando inframmezzavi le analisi delle partite ad arditi accostamenti letterari …

A molti di noi sembrava di aver trovato l’uomo ideale per accostare a lungo il suo nome a Firenze e alla Fiorentina, un personaggio atipico ma molto molto affascinante, per coniugare calcio e cultura in una città che fa di cultura e calcio i suoi argomenti preferiti.

E invece, Paulo, cos’è successo?

Perché ti sei chiuso nella tua a volte incomprensibile dialettica, nei tuoi panegirici volutamente ermetici, quasi come per escludere la maggior parte della gente dai tuoi discorsi, e approfittare invece per lanciare frecciatine velenose ai tuoi dirigenti?

Perché usare i fiorentini, che tanto ti avevano voluto bene, e abusare della loro infinita pazienza riguardo alla squadra del cuore, per combattere la tua rivalsa personale verso una società che evidentemente ti ha deluso?

Non era meglio un chiarimento diretto con chi, probabilmente, ti ha voltato le spalle e, magari, una frattura netta piuttosto che trascinarsi in questa agonia che fa male a tutti?

E’ solo, ancora una volta, una mera questione economica? Perché si sa, le dimissioni costano, o meglio, fanno perdere guadagno, ma a chi giovano?

Peccato Paulo, che sia finito tutto così…poteva essere davvero una bella storia, magari con un lieto  fine…

Con affetto, Sonia Nuzzi