Caro Var…ma ci sei o no?

CARTOLINA DEL 4/10/18

L’introduzione del Var nel campionato italiano, ha creato, com’era prevedibile, un’ondata di polemiche. Mettere d’accordo tutti è un’impresa impossibile per la nostra povera Italia, figuriamoci nel calcio…

Eppure all’estero invocano la tecnologia come la panacea per tutti i mali, o quasi, e noi che ce l’abbiamo, ovviamente, siamo sempre pronti a criticarla.

Il problema è che non esiste un metodo per stabilire, con assoluta precisione, quando è rigore o quando no. O meglio, se la decisione fosse lasciata totalmente alla macchina, avremmo più certezze; il problema è che ha sempre una grande rilevanza la discrezionalità del direttore di gara.

Perchè, alla fine, decide sempre lui.

Perché l’arbitro è, innanzi tutto, una “primadonna”, un elemento indispensabile nel calcio ma anche una figura dominante, che mal si adatta a restare nell’ombra.

Un  tempo si diceva che l’arbitro migliore è quello che si nota di meno in campo. Al giorno d’oggi questa affermazione è praticamente superata: l’arbitro, quasi per definizione, ci tiene ad essere notato, eccome.

“Nel bene e nel male, purchè se ne parli”, si diceva un tempo riferendosi ai golosi di notorietà. E questa definizione, invece, si attaglia benissimo agli arbitri, che sembrano godere della risonanza delle loro decisioni, sia nel bene, appunto, che nel male.

E dev’essere proprio questa la molla che ha spinto domenica il signor Paolo Valeri da Roma, ristoratore per hobby, arbitro per professione (o viceversa?) a non avvalersi del mezzo tecnologico per valutare l’azione che ha portato al rigore per la Fiorentina: la mania di protagonismo!

Perché, diciamolo chiaramente, chiedere il supporto del Var avrebbe evitato tantissime cose: prima di tutto di concedere un rigore che, diciamolo chiaramente, era molto molto dubbio; poi di evitare al mister dell’Atalanta di sbroccare come il più irascibile dei tifosi da bar; e, soprattutto, di evitare la vergognosa gogna mediatica a cui è stato sottoposto Federico Chiesa.

Un atteggiamento davvero pesante e offensivo nei confronti di un ragazzo che, con la foga dei vent’anni, mette sempre cuore e fisico nelle sue prestazioni e non lo si può certo incolpare per questo di essere un “bugiardo” o un “cascatore”.

Senza contare che i tifosi fiorentini non amano le “compensazioni”, i “regalini” elargiti per sanare una precedente quanto evidente ingiustizia.

Vogliamo quello che ci spetta e quando ci spetta.

Il ruolo di “raccomandati” non fa per noi, nemmeno per un minuto. Var o non Var!

 

Con affetto, Sonia Nuzzi