L’allucinante resoconto di Sonia Nuzzi da un giorno di ordinaria follia

Passata l’indignazione del momento non volevo più scrivere, quasi per non lasciare tracce almeno nella mia mente, di un’odissea lunga un giorno, un giorno di ordinaria follia.
E invece, sbollita la rabbia, almeno quella superficiale di stampo quasi… adolescenziale contro tutto e tutti, ecco che le parole sgorgano da sole, escono di getto e prendono il sopravvento.
A poche ore di distanza, ecco che si fanno largo alcuni fleshes della giornata di sabato, una giornata vissuta in bilico fra eccitazione e follia, in un mix vietato ai cuori deboli (come il mio…). Iniziata al termine di un mattino a lungo segnato dalla pioggia battente, la “Road to Rome” si apre col raduno più viola della storia nel piazzale antistante la Maratona: una incredibile marea di maglie, sciarpe, cappellini e giacche in ogni possibile sfumatura, crea una macchia uniforme interrotta solo dal brulichio dei pullman, in numero davvero incredibile. Alle 12.30 in perfetto orario, parte il primo torpedone, inconsapevole della fortuna che questo orario gli porterà… Un’ora dopo, via ad un altro cospicuo gruppo di mezzi, molti a due piani, per contenere tutti i tifosi festanti e fiduciosi, quantomeno, di vivere un’esperienza indimenticabile. E non sanno quanto sarà vero…
Tutto fila liscio fino alla prima (e unica) sosta all’autogrill, dopodiché il cammino riprende spedito, fra cori propiziatori e immancabili sfottò per la Juve, fino all’appuntamento con le forze dell’ordine, fissato per le 16.30 alla barriera di Roma Nord. Ci arriviamo in perfetto orario, credendo di dover affrontare un semplice adempimento burocratico e invece… ci attende un’interminabile sosta che mette a dura prova i nervi, anche quelli più saldi, della marea di tifosi in attesa del via. Più tardi, sapere che lo scaglione partito alle 12.30 ha avuto il via libera dopo appena 10 minuti, non fa che aumentare la rabbia e il senso di impotenza in ognuno di noi. Le notizie sul perché si debba aspettare all’infinito per ripartire si moltiplicano e prendono strade diverse: la più accreditata è quella che la zona di Roma che dovremo attraversare è totalmente bloccata. Come? Neppure i due Santi di fresca nomina sono riusciti in tanta impresa, com’è possibile che ci riesca una partita di calcio? Boh… mistero delle Fede! Fatto sta che si riparte alle 19.20 e, fatti due rapidi calcoli, si realizza che manca poco più di un’ora e mezzo al fischio d’inizio e comincia a serpeggiare un certo pessimismo sulla possibilità di arrivare in tempo. Fra l’altro, per il momento, della fantomatica e minacciata perquisizione ai pullman, nemmeno l’ombra. La corsa riprende. Corsa contro il tempo e per sbollire la rabbia accumulata. La speranza è che la partita ci regali gli spunti giusti per dimenticare tutto. E invece non lo sappiamo che… il peggio deve ancora arrivare.
Si giunge in zona stadio tutto sommato in fretta (!), grazie alla guida spericolata e molto… romana del nostro prode autista, che si divincola nel traffico dell’ora dell’aperitivo con l’abilità dello snowboarder su una pista affollata il 6 gennaio! Ma il LungoTevere Vittoria (mai nome fu tanto menzognero…) si rivela presto ai nostri occhi esaurito in ogni ordine di posti, tanto da costringerci ad una mini-maratona in tempi non trascurabili, per raggiungere l’Olimpico e dopo sette ore di semi-immobilità sui sedili “vellutati” del mitico pullman n.43 non è proprio il massimo della goduria. Il maestoso ingresso in zona Foro Italico, tutto marmo e in stile smaccatamente “fascio” (badate bene, non fashion…) non prelude a niente di buono, visto che siamo spinti, in maniera ingannevole o quantomeno non segnalata, verso l’ingresso del settore sbagliato (distinti ovest); appena ne prendiamo piena consapevolezza, gli improperi verso i familiari stretti e gli avi di qualsiasi indigeno ci si presenti a tiro, raggiungono vertici impensabili per orecchie umane appena appena educate… Ma tant’è! Quando finalmente si palesano i tornelli del settore giusto (e sono ormai le 21.05…), l’ingresso è rapido e indolore, un po’ meno la scalinata che ci presenta davanti e ancor meno la visuale che si intravede all’imbocco del settore: una marea di gente assiepata laddove si dovrebbe scorrere per cercare un posto e la prospettiva di non riuscire neppure a intravedere in campo. Ma non è tutto. Prima di piombare in un isolamento mediatico pressoché totale (non c’è segnale nello stadio), veniamo a sapere che forse non si gioca e che comunque ne stanno parlando Hamsik e un “fantomatico” capo-tifoso napoletano. Archiviata l’informazione nella categoria “barzellette che non fanno ridere”, ci accingiamo a ritentare la ricerca di un posto decente e scopriamo che è proprio vero, si sta valutando l’opportunità di giocare o meno ma non fra le massime autorità dello Stato e della Figc, peraltro presenti in maniera abbondante nei posti più comodi della tribuna (accidenti a loro!), bensì fra il suddetto crestato capitano azzurro e un non meglio identificato (per ora) energumeno sistemato a mo’ di “piccola vedetta napoletana” in Curva Nord. Il tutto circondato da una bella cornice di botti e fuochi da far invidia al Capodanno di Fuorigrotta!
Poi ci sarebbe anche la partita, che comincia con un tempo di ritardo (45’) ma purtroppo passa decisamente in secondo ma anche in terzo piano…
Alla fine, anzi, al terzo gol del Napoli, decidiamo di averne abbastanza e lasciamo lo stadio, evitandoci almeno il vomitevole finale con invasione (concordata e, pertanto, impunita?) e “sberleffi” verso i nostri compagni di sventura che, nonostante l’esasperazione per le prove a ripetizione affrontate (e superate) in questa giornata allucinante, riescono a mantenere un comportamento encomiabile e non cadere nelle provocazioni.
Stremate, torniamo al pullman dopo una interminabile passeggiata notturna sul LungoTevere che ci saremmo volentieri risparmiate, per tentare di riannodare i fili di una vicenda inenarrabile. Mancano gli aggettivi per descrivere i sentimenti e gli stati d’animo… Almeno un giorno ci potremo vantare di aver visto il peggio del peggio del calcio, o meglio, di quello che circonda il povero pallone.
L’ultimo pensiero prima di cedere al sonno nel viaggio di ritorno è la conferma di una constatazione già più volte (ma mai troppo) ripassata a mente: che fortuna ho avuto a nascere fiorentina (senza allusioni alla squadra…)!
P.S.: se avrò più difficoltà del solito a tifare per la Nazionale Azzurra ai prossimi mondiali, forse sarò compresa, almeno da chi era sabato a Roma…
Sonia Nuzzi
N.B.: a margine del mio personale racconto, aggiungo una testimonianza parallela, una sorta di “spin-off” riportatomi dall’amica Stefania Corti che, in viaggio col pullman dal lei organizzato, ha vissuto una brutta esperienza già nel corso del viaggio verso Roma. All’autogrill Giove, infatti, si è ritrovata al centro di tafferugli scoppiati fra tifosi di opposte fazioni, da lei prontamente documentati fotograficamente: nelle immagini si vedono i segni degli atti vandalici compiuti verso le strutture dell’autogrill e dalle sue parole si viene a conoscenza di spranghe e cinture che roteavano pericolosamente ad altezza d’uomo. Il tutto sotto gli occhi di numerosi bambini presenti sul suo pullman, che hanno assistito col terrore negli occhi a quelle scene… Occorre aggiungere altro?”

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