Povero Pallone (s)gonfiato!!!

Forse nessuno ci credeva fino in fondo, nonostante il disincanto di molti e il disinteresse di pochi. E invece è successo. L’Italia non andrà ai Mondiali. Il Pallone (azzurro) si è sgonfiato!

Incredulità, senso di vuoto, smarrimento. E ora cosa si fa l’estate prossima? Anzi, cosa si fa dal 20 maggio in poi, visto che il calendario della Serie A era stato pensato e compresso per terminare presto, così da consentire ai nostri “poveri” calciatori un periodo di ferie prima di tuffarsi nella pesante avventura dei Mondiali di  Russia?

Credo che tutti quelli che si sono rammaricati per questa disfatta sportiva, da qui a maggio se ne faranno ampiamente una ragione, qualcuno addirittura benedirà questa clamorosa bocciatura, concentrandosi su altro e magari ricavandone maggiori soddisfazioni…

Certo, la mancata partecipazione al massimo evento calcistico in programma nel 2018, non sarà solo un’onta sportiva per un paese che spesso col calcio ha accantonato, se non proprio dimenticato, le proprie miserie; le ripercussioni arriveranno anche sul lato economico, e andranno a gravare su una nazione già impoverita e provata da una crisi economica interminabile.

I più esperti in finanza calcistica hanno prontamente quantificato il danno: fra introiti diretti e indotto, si arriva tranquillamente al miliardo di euro, i più pessimisti si spingono addirittura ad ipotizzarne ben 10!

Cifre che non riesco neanche a scrivere, figuriamoci a pensarle, ma lo stupore e l’incredulità si arrendono davanti all’evidenza di quanto è successo in passato. Le due occasioni più recenti in cui l’Italia ha addirittura vinto i  Mondiali (1982 e 2006), il PIL dell’intero paese ne ha beneficiato in maniera massiccia!

Ecco quindi che l’atteggiamento un po’ snob di chi dice: “A me della Nazionale non importa nulla”,  appare un po’ troppo semplicistico per raffigurare quello che è successo l’altra sera.

Un danno non solo sportivo, evidentemente, ma soprattutto economico, e non solo riferito alle tasche di giocatori e addetti ai lavori, che qualificandosi avrebbero comunque avuto il loro bel tornaconto, ma anche, come in un gigantesco effetto domino, una serie di possibilità di lavoro, ricavo e guadagno a molte categorie di persone, che non avrebbero certo disdegnato.

Un danno dal punto di vista dell’immagine, con la derelitta Italia che spesso si era affrancata dal suo scomodo ruolo di Cenerentola d’Europa proprio grazie alle vittorie pallonare.

E quindi? Non serve piangere sul latte versato, l’importante, come in tutte le cose, è trarre i giusti insegnamenti da un insuccesso, capire dove si è sbagliato e ripartire cercando di sbagliare di meno…

L’Italia del calcio, coi in suoi vertici quantomeno discutibili, saprà farlo?

 Con affetto, Sonia Nuzzi