Senza parole

Sono, siamo tutti, senza parole.
Non ne esistono di giuste e corrette per momenti come questi, per avvenimenti come questi…
Cosa si può dire di sensato per parlare della scomparsa di un ragazzo, un giovane uomo di 31 anni, un compagno, un padre di famiglia, un atleta di primo livello, sottoposto a continui check-up per testarne le condizioni fisiche?
Nulla. Perché evidentemente il “destino” che regna sovrano su ciascuno di noi e che per molti (i più fortunati che almeno si rifugiano nella fede) ha le sembianze di un Dio, di un essere supremo che tutto vede e tutto decide, aveva scritto questo. Ovvero che in una notte di inizio marzo, alla vigilia di una partita della sua squadra, questo ragazzo dovesse interrompere bruscamente il suo percorso terreno.
Si dice che se ne vanno prima (e troppo presto) i migliori. Forse è così, forse no, fatto sta che, da quello che è emerso appena si è diffusa la tragica notizia, dalla reazione che c’è stata da parte del mondo del calcio, dello sport, del…mondo in generale, forse era davvero così.
Davide Astori, se non il migliore, era sicuramente un uomo buono, una persona valida, che tutti rispettavano e a cui tutti volevano bene. Non sarà casuale tutta questa emozione, i sentimenti non si “regalano” a tutti, bisogna meritarseli. E Davide, evidentemente, senza ruffianerie né atteggiamenti di comodo, se li era meritati. Pochi sapevano, fra l’altro, del suo impegno per i bambini attraverso “Save the Children”, un avvicinamento recente e molto discreto, che Davide non voleva pubblicizzare: “C’è da fare, non da apparire” diceva al riguardo. Si rendeva utile in silenzio, e in silenzio, se n’è andato.
Forse, speriamo, senza accorgesene…
Che la terra ti sia lieve, Davide e che il destino sia più tenero, d’ora in poi, con le tue “principesse”.

Sonia Nuzzi